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Banca

Secondo l’ordinamento italiano, la banca è un’impresa che esercita l’attività bancaria, definita come l’esercizio congiunto dell’attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e dell’attività di concessione del credito.

  • La raccolta del risparmio si sostanzia nell’acquisizione di fondi, con obbligo di restituzione, sotto forma di depositi e/o sotto altra forma;
  • L’esercizio del credito si sostanza nella concessione di prestiti in denaro in varie forme (crediti per cassa) e/o nel prestare garanzie e impegni di firma a favore di terzi (crediti di firma).

Inoltre, la banca esercita la peculiare funzione monetaria, non consentita a nessun altro soggetto, che le dà facoltà di surrogare, negli scambi, la moneta legale con altre forme di pagamento (carte di credito, assegni, bonifici, ecc.), che  risultano strumenti di pagamento particolarmente efficaci e sicuri, e meglio rispondono alle molteplici esigenze di pagamento dei sistemi economici più evoluti.

Inoltre, la funzione monetaria consente alle banche di utilizzare i loro debiti come moneta: infatti, in condizioni economiche normali, l’afflusso di denaro verso una banca per nuovi depositi supera il deflusso di denaro per i prelievi. La banca non deve pertanto  mantenere i capitali ricevuti in attesa che il depositante li ritiri, ma può conservarne solo una parte come riserva, per far fronte alle esigenze di cassa. La parte restante dei depositi può essere investita in attività redditizie e per la creazione di nuova ricchezza.

Le prime esigenze di deposito e di prestito si sono manifestate già nell’antica Mesopotamia, nella Grecia antica. Nel Rinascimento si ebbe, invece, la nascita di una prima sorta di assegno: i banchieri fiorentini firmavano lettere di credito che li impegnavano a pagare somme di denaro per conto di chi le portava, liberando così i mercanti e i sovrani dal rischio di portare con sé grandi quantità di denaro e di merci preziose. All’inizio del XV secolo Firenze contava già un’ottantina di banche, risultando una delle città più ricche e potenti dell’epoca, producendo un reddito superiore a quello dell’intera Inghilterra.

Anche il ruolo degli orafi fu molto importante per l’origine delle banche commerciali. Questi soggetti, infatti, custodivano oro e altri oggetti preziosi per i loro clienti, rilasciando in cambio una ricevuta, detta nota di banco. Si comprese ben presto che sarebbe stato più conveniente, per i depositari, portare con sé queste note di banco piuttosto che l’oro vero e proprio. Gli orafi divennero ben presto dei veri e propri banchieri, utilizzando una stessa quantità di oro a garanzia di più note di banco rilasciate a vari clienti, creando nuova ricchezza mediante le note di banco emesse.

Come già accennato, ancora oggi le banche tengono prudenzialmente una parte del denaro ricevuto sotto forma di riserva e, mediante il sistema del moltiplicatore monetario, re-investono la parte restante in attività fruttifere. Il rendimento dato da questi investimenti costituisce un ricavo per la banca che, unito ai ricavi per i servizi resi, serve a pagare i costi della banca, tra cui le spese per il personale e la remunerazione dei capitali ricevuti dalla clientela.

Nel sistema moderno, una banca poteri particolari è la Banca Centrale di uno Stato, che regola l’attività bancaria all’interno dello Stato stesso, supervisiona l’operato delle singole banche private, l’emissione della moneta e tutto ciò che ha a che fare con la politica monetaria, ovvero l’emissione e il ritiro della moneta per regolarne la quantità in circolazione nell’economia.

La politica monetaria è, dunque, l’insieme degli strumenti e degli interventi adottati per modificare e orientare la moneta, il credito e la finanza, al fine di raggiungere gli obiettivi di politica economica (occupazione, prezzi e sviluppo), di cui la politica monetaria fa parte.

Per raggiungere tali obiettivi, la banca centrale ha a disposizione due strumenti: la base monetaria (la moneta circolante e i depositi del pubblico presso le banche) e il tasso di interesse. Attraverso la compravendita di titoli sul mercato finanziario, la banca centrale modifica il volume della base monetaria e del tasso di interesse.

In questo senso, la banca centrale può perseguire una politica monetaria definita espansiva: riduce il tasso di interesse, che aumenta l’offerta di moneta delle banche alle imprese e, di conseguenza, gli investimenti e la produzione di beni e servizi, ma aumenta l’inflazione di quel sistema economico.

Al contrario, la banca centrale persegue una politica monetaria restrittiva quando, attraverso l’aumento dei tassi di interesse, riduce l’offerta di moneta. In questo caso risulta meno conveniente investire e produrre. La politica monetaria restrittiva riduce l’inflazione e fa calare il disavanzo pubblico, ma rallenta la crescita economica di un Paese.

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